Dog Care
Il cane passa la giornata con noi e torna a casa la sera. Ritmi veri: attività, riposo, incontri gestiti.
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Quando un cane arriva da noi, la prima cosa che deve succedere non è che giochi con gli altri. È che conosca noi e si fidi di noi. Finché quel rapporto non c’è, tutto il resto non ha basi: un cane che non si fida non impara, si limita a resistere.
È la ragione per cui non buttiamo un cane nuovo in mezzo agli altri il primo giorno. Non è prudenza eccessiva: è l’ordine giusto delle cose.
All’inizio ogni cane ha un programma di attività suo, bilanciato e pensato per lui: quanto lavoro, quanta calma, quali stimoli e in che dose. Non esiste la giornata standard, perché non esistono due cani che hanno bisogno della stessa giornata.
La socializzazione la facciamo, ma viene dopo, e solo quando ci sono le condizioni. Se non ci sono, si continua col programma individuale — senza forzature e senza fretta. Un incontro affrettato per far vedere che il cane "socializza" produce solo una brutta esperienza che poi il cane si porta dietro per mesi.
Ognuno ha il suo spazio. Il riposo non è il tempo morto tra due attività: è la parte che rende utile tutto il resto, e un cane che non riesce a staccare torna a casa più carico di quando è partito.
Pochi cani, ben gestiti. È una scelta e ha un costo: diciamo di no più spesso di quanto vorremmo. Ma è l’unico modo perché quello che abbiamo scritto qui sopra sia vero e non uno slogan.
Non "tutto bene". Ti diciamo com’è andata davvero: cosa ha mangiato, come ha riposato, cosa lo ha messo in difficoltà, a che punto è il rapporto con noi. Sono le informazioni che ti servono per capire il tuo cane anche nelle ore in cui non è con noi.
Se preferisci che resti nei suoi odori e nelle sue abitudini, esiste anche il dog sitting a domicilio.
La parola fa pensare a un posto dove il cane viene tenuto mentre tu lavori, e la differenza sta in cosa gli chiediamo di fare in quelle ore. Non riempiamo il tempo di gioco: stancare le gambe è facile e dura poco, mentre un cane che ha lavorato con la testa arriva a fine giornata sazio. È il motivo per cui non contiamo i chilometri fatti, ma guardiamo com’è quando torna da te.
No, e non c’è un numero di giorni fisso da darti, perché il momento lo sceglie lui. Nel frattempo non aspetta in disparte: sta già lavorando, e quella è la parte che conta. Il segnale che aspettiamo è uno solo, e si riconosce bene: davanti a una cosa nuova ci cerca invece di cavarsela per conto suo. A volte succede in due giornate, a volte servono settimane, e anticipare quel passaggio è il modo più rapido per doverlo rifare da capo.
Non lo buttiamo in mezzo sperando che si sciolga. Con un cane timido si comincia da lontano, dove può guardare gli altri senza doverli incontrare, e la distanza si accorcia quando è lui a chiederlo. Il primo avvicinamento vero è quasi sempre con un compagno solo, scelto perché pacato e per niente invadente, mai col gruppo intero. E se alla fine preferisce le persone ai suoi simili, va bene così: non è un difetto da raddrizzare.
Te lo diciamo di persona quando vieni a prenderlo, non con due righe scritte: certe cose si capiscono solo facendotele vedere. E quello che ti interessa davvero non è il resoconto, è cosa te ne fai stasera e domani — quale richiesta ha retto, cosa gli è pesato, dove conviene che tu faccia come abbiamo fatto qui. Se poi c’è qualcosa che non ci convince lo diciamo lo stesso, anche quando non è la parte comoda da sentire.
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